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    Una risposta sul comunismo

    2 Novembre 2008

    (uscito oggi, domenica 2 novembre, su Liberazione)

    Perché ci diciamo comunisti

    Da un po di tempo Liberazione pubblica con grande rilievo articoli che chiedono di abbandonare il nome comunista. Al fondo la tesi riproposta in varie salse è che la parola comunismo è inutilizzabile perché l’esperienza storica concreta ne ha stravolto il significato. Tra chi propone di abbandonare il nome comunista vi è chi si pronuncia a favore del nome sinistra, chi a favore del socialismo, chi non propone nulla. Tutto questo si intreccia con un altro filone di dibattito che propone di andare oltre il Partito della Rifondazione Comunista, per fare un altro partito, per fare un’altra cosa che non sia un partito, etc.Le argomentazioni portate mi pare ripropongano un po’ stancamente quanto già sostenuto da Occhetto e dai suoi sostenitori dopo l’89 ma tant’è, come si sa la prima volta la storia si presenta come tragedia, la seconda come farsa.Per quanto mi riguarda io la penso così:Il concetto di comunismo ha una storia che travalica le vicende del secolo breve. Non voglio qui affrontarlo. Mi pare invece utile sottolineare come in Italia il gruppo dirigente comunista alle origini si è formato nella vicenda dell’occupazione delle fabbriche e valorizzando la costruzione dei consigli di fabbrica. Nel corso della guerra ha saputo dar vita ad un movimento di resistenza antifascista unitario e democratico che ha contribuito a liberare l’Italia e a dare al nostro paese un assetto democratico strutturato attorno ad una carta costituzionale assai avanzata. Successivamente i comunisti hanno variamente lottato e con una certa efficacia contro lo sfruttamento e per la giustizia sociale. Un terzo degli elettori italiani è arrivato a dare fiducia ad un partito che si chiamava comunista e che poneva la questione morale come punto non secondario della riforma della politica. Rifondazione comunista nel suo piccolo è stata presente nei vari conflitti che hanno percorso il paese ed è stata in grado di collocarsi positivamente nella grande stagione nel movimento no global. Il tutto cercando di intrecciare le lotte per i diritti sociali con quelle per i diritti civili, lotte operaie e lotte ambientali, lotte per la redistribuzione del reddito con le lotte contro la mercificazione delle persone, dell’ambiente, delle relazioni sociali. In altri temini la parola comunismo in Italia è legata alle battaglie per la giustizia e la libertà. Dopo l’era craxiana non mi pare si possa dire lo stesso per la parola socialismo.La parola sinistra ha storicamente un significato positivo nel nostro paese. Ha a mio parere un difetto e cioè che si tratta di una coperta che copre molte cose. Ad esempio vi all’interno del partito democratico vi sono persone e posizioni che si definiscono di sinistra che sono però anche variamente confindustriali e per nulla anticapitaliste. La parola sinistra cioè da sola non definisce una posizione chiara dal punto di vista della divisione di classe della società ne dal punto di vista della volontà di superare il capitalismo; tant’è che negli anni scorsi abbiamo giustamente detto che esistevano due sinistre, quella moderata e quella radicale o alternativa o antagonista. Da questo punto di vista il definirsi di sinistra e comunisti mi pare rappresenti un modo chiaro per dire da che parte si sta. Siamo di sinistra ma siamo anche Comunisti, cioè lottiamo contro lo sfruttamento, quando serve anche contro il Vaticano e ci battiamo per il superamento del capitalismo. Dirsi comunisti è quindi una risorsa per qualificare il nostro essere di sinistra. Porre il tema del comunismo siginifica porre il nodo della rivoluzione, del cambiamento radicale dello stato di cose presenti. Tant’è che quando taluni esponenti del centrosinistra affermano di non voler mai più fare accordi con liste che contengano la falce e il martello lo dicono non certo per la nostra storia ma perché siamo concretamente, politicamente, qui ed ora, anticapitalisti.Questo per quanto riguarda l’Italia. I comunisti però, in particolare quando hanno preso il potere, hanno anche fatto grandi disastri. Lo stalinismo ha contraddetto radicalmente le aspirazioni di giustizia e libertà del movimento comunista. Per questo ci siamo chiamati Rifondazione Comunista. Non solo il nome di un partito ma un progetto politico: rifondare il comunismo avendo fatto fino in fondo i conti con lo stalismo. Riconosciamo che la storia dei comunisti e delle comuniste è la nostra storia, ne abbiamo analizzato gli errori e gli orrori al fine di non ripeterli. Rifondazione e Comunista sono quindi due termini che si qualificano a vicenda, ci parlano della persistenza ma anche della discontinuità, ci parlano della contraddittorietà del nostro tentativo di andare oltre il capitalismo nel nostro essere fino in fondo uomini e donne di questo tempo. La rifondazione del comunismo è quindi il progetto politico che abbiamo scelto quando Achille Occhetto ha sentenziato che il comunismo era solo un cumulo di macerie. Nulla vieta che altri oggi la pensino come Occhetto ma a me francamente pare che i guai che abbiamo avuto negli anni scorsi non siano derivati dal nostro nome ma piuttosto dai nostri errori politici, in primo luogo la scelta di andare al governo.Io penso quindi che oggi sia più necessario di ieri dirsi comunisti, di rifondazione comunista. E’ il nome che meglio di qualunque altro definisce qui ed ora il nostro anticapitalismo e la nostra autonomia da un ceto politico che si definisce di sinistra ma con le cui prospettive politiche abbiamo poco a che spartireE’ evidente che si potrebbe continuare ad argomentare a lungo ma voglio utilizzare lo spazio che mi resta per sollevare un paio di quesiti.In primo luogo è evidente che la discussione dovrebbe cominciare da qui, cioè dalla rifondazione comunista. Si tratterebbe di aprire una discussione non a negativo ma a positivo. Si tratterebbe di ragionare su come rendere al meglio oggi la prospettiva comunista. Di come la nostra azione non si possa situare solo al livello politico della rappresentanza. Di come si ridefinisca la politica comunista in relazione ai movimenti, alle mille vertenzialità, alle forme di mutualismo. Di come si intreccino oggi i diversi conflitti e come possono interagire in una prospettiva di superamento del capitalismo. Di come si possa affrontare la crisi capitalistica poponendo il tema del controllo sociale dell’economia ed evitando la guerra tra i poveri. Di come si intrecci la lotta per il salario con quella per il reddito sociale con la lotta contro la mercificazione di ogni ambito sociale, e così via. Il dibattito di cui avremo bisogno non riguarda la ripetizione dell’occhettismo ma l’approfondimento della prospettiva della rifondazione comunista. Purtroppo però Liberazione non si cimenta sul terreno della rifondazione comunista ma su quello del suo superamento.In secondo luogo è bizzarro che il giornale del partito della rifondazione comunista metta in prima pagina il dibattito sul superamento del comunismo e a pagina 19 gli articoli in cui alcuni dirigenti del partito avanzano proposte politiche e cercano di far avanzare il progetto di rifondazione comunista.

    Temi: blog, comunismo, interventi |

    50 risposte a “Una risposta sul comunismo”

    1. sandro62,
      Novembre 2nd, 2008 at 02:27

      Condivido appieno l’analisi che focalizza opportunamente i tre punti nodali della questione:il concetto di comunismo “che travalica le vicende del secolo breve”; la vicenda storica del comunismo italiano e la critica allo stalinismo.

      Sono d’accordissimo sul fatto che la parola “sinistra” serva da coperta per politici filo confindustriali e feroci nemici del sindacato, soggetti anti-CGIL, anti-FIOM, come ad esempio lo sono i radicali (che tra l’altro, ambiguamente, sono in una compagine di sinistra, non essendo mai stati tali).
      Tempo fa mi trovai a Reggio Emilia a parlare con un “compagno” del Pd, il quale è un ex-DC ed ex Margherita. Soltanto alla parola “comunismo” (quando cercavo di spiegargli qualcosa di simile a quanto detto sopra da Paolo), saltava sulla sedia imbestialendosi come non si sa che cosa.E come lui tanti altri.E queste sarebbero le persone a fianco alle quali dovremmo lottare contro Berlusconi, il Vaticano e la Confindustria?

      E a proposito dei riferimenti culturali di questi personaggi, vogliamo parlare un attimo dell’atteggiamento assunto dall’”Avvenire” in questi giorni nei confronti della legge Gelmini? La sola notizia che dava era quella dei tagli alla scuola privata! Ovviamente tutto il resto per loro era trascurabile.Per non parlare poi dei resoconti delle varie testate capitalistiche e confindustriali come Corriere, Stampa e Sole240re sul tema della scuola pubblica!

      E allora quando si tratterà di scegliere tra gli interessi generali rappresentati dalla scuola pubblica e quelli particolari rappresentati dalla scuola privata vaticana e confindustriale i nostri “compagni” papalini ed ex margheritini del Pd da che parte si schiereranno? Faranno forse come ai tempi di Rutelli, quando in parlamento durante il Berlusconi2 come Margherita votarono compatti con la maggioranza (che non aveva bisogno dei loro voti!) per il finanziamento pubblico della scuola privata?

      Si potrebbero fare esempi all’infinito, ma la questione è chiara. Come dice Paolo,e sono d’accordo, la parola comunismo da noi in Italia ha sempre avuto un significato di rigore morale,di giustizia sociale, di ricerca della verità.
      La mafia, il vaticano, i padroni, i fascisti, hanno sempre usato questa parola con disprezzo.
      Ma il loro disprezzo nascondeva, e nasconde, la paura. La paura nei confronti di chi è in grado di scardinare il loro potere, di chi è capace di denunciarli, di smascherarli. Ed è anche per questo che non dobbiamo rinunciare al nostro nome.
      Esso rappresenta un vanto, un motivo di orgoglio.

      Grazie Paolo

    2. MarioGC,
      Novembre 2nd, 2008 at 11:39

      Caro compagno segretario,
      grazie di questo tuo intervento, molto ben scritto e argomentato, e tanto necessario di fronte alla continua alluvione di sciocchezze e pretestuosità propinateci e perpetrateci ormai quotidianamente da quello che dovrebbe essere il nostro giornale, grazie al suo indegno direttore.
      Ma permettimi di dirti che questo stillicidio di provocazioni-risposte-controrisposte-nuove provocazioni deve pure finire, perchè non serve a nulla se non a rodersi il fegato e perdere tempo ed energie preziose, perché si tratta di parlare a sordi che non vogliono sentire, tutti chiusi nel loro illuminatismo spocchioso e nel loro dogmatismo “oltrista”, gente disposta per i loro fini a manipolare, a tergiversare, a forzare e a insultare. Caro Paolo, è ora di dire BASTA e come già lo stanno dicendo da tempo tante compagne e tanti compagni, direttamente o indirettamente non comprando e non diffondendo più il giornale, allo stesso modo devono dirlo forte e chiaro i dirigenti, la direzione, la segreteria e chi di competenza per chiudere definitivamente la parentesi di un “giornale comunista” che fa campagna anticomunista.
      E dovete farlo oggi, qui e ora, senza aspettare oltre, perchè se si continua con l’attendismo e con la “prudenza”, tra un anno non avremo più nè il giornale e nè il Partito, entrambi sommersi dai debiti e dal discredito.
      Per favore!!!

      Fraterni saluti comunisti,
      Mario

    3. lucaocchionero,
      Novembre 2nd, 2008 at 13:23

      Ottimo Paolo. Però oggi abbiamo fatto 30, domani facciamo 31: Sansonetti credo possa andare a casa a riposare!

    4. Roberto Guarchi,
      Novembre 3rd, 2008 at 00:44

      Bravo, compagno segretario. Peccato che un contributo così importante sia uscito su Liberazione… in taglio basso.
      Roberto Guarchi
      Capogruppo consiliare
      Partito della Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
      Vigevano (Pavia)
      Email: rc@comune.vigevano.pv.it

    5. zesitian,
      Novembre 3rd, 2008 at 12:50

      secondo me il prc farebbe bene a lasciare che il direttore di una testata faccia quel che vuole, purché dimostri competenza e sufficiente equilibrio da dare conto delle voci non allineate alla sua linea editoriale.

      altra cosa, il partito: sulle parole si può discutere, sui fatti no. quindi un bel segnale sarebbe cominciare a pensare di riformare proprio il partito. ossia: trasparenza, equità, più attenzione alle basi e soggettività giuridica. dimostrare di essere degni eredi della questione morale. e piantarla una buona volta di fare dentro e fuori dai movimenti. i movimenti non sono di nessuno, prc dovrebbe essere -ma è opinione di un non-iscritto- un punto di riferimento, qualcuno da chiamare quando si vogliono fare le batteglie. oggi i movimenti fanno le lotte senza i partiti perché i partiti non li rappresentano. bene: meglio smetterla col mettergli il cappello a tutti i costi. le lotte si fanno fianco a fianco: non si può perdere tempo a stabilire se falce e martello, se rosso, se comunista, se tu sei più comunista di me e io ancora di più.

    6. Francesco Valerio della Croce,
      Novembre 3rd, 2008 at 14:08

      Gentile Segretario,
      sperando che a rispondermi sia proprio lei e non un incaricato, vorrei porle una domanda.
      Qual’è la sua posizione sull’unificazione dei comunisti? Io sono favorevolissimo ed è per questo che mesi fa ho abbandonato Rifondazione ed ho aderito ai Comunisti italiani. E’ così complesso riunire i simili (se on gli identici)? Perchè non è possibile avere un unico Partito comunista e non due che da soli son più deboli? Difronte alle minacce neofasciste anche accadute a ROMA IN PIAZZA NAVONA sarebbe stata più efficacia la condanna di un unico grande Partito comunista e non tante fievoli vocine.
      Mi auguro che alle prossime elezioni europee i comunisti non abbiano solo una lista comune ma un unico partito, con le radici nella storia del PCI e la chiome verso il sole dell’ avvenire.
      Attendendo risposta la saluto.

    7. Federico,
      Novembre 3rd, 2008 at 15:50

      “Abbandonerete una buona volta i gorgheggi da album? Comprenderete la volgarità delle celebrazioni? Dateci una nuova Marsigliese, trasformate l’Internazionale nel rombo della marcia della rivoluzione ormai vittoriosa! Cosiddetti artisti! Cessate di mettere rattoppi variopinti su quanto è stato roso dai topi del tempo.”

      - Vladimir Majakovskij -

    8. Enrico,
      Novembre 4th, 2008 at 01:19

      Quest’articolo espone benissimo il significato della “rifondazione comunista”, è ottimo anche per il reclutamento… L’ho inviato ad alcuni compagni per convincerli a fare l’ultimo passo e entrare nel partito. Espone benissimo anche il motivo per cui segretario è diventato Paolo, e non qualcun altro. IL Prc ha ancora tanto filo da tessere…

    9. Enrico Scola,
      Novembre 4th, 2008 at 11:16

      Caro Paolo indubbiamente hai ragione,ma chi è segretario di un partito deve pure agire,non ho rinnovato l’abbonamento a Liberazione perchè è inconcepibile che l’organo di un partito comunista sia anticomunista!Tu hai le responsabilità di aver nominato Sansonetti direttore,cosa già grave allora,ora devi cacciarlo!Altrimenti non sei credibile,sei complice.Saluti dall’ex responsabile sanità Campania,Enrico Scola

    10. ANTONIO,
      Novembre 4th, 2008 at 11:56

      Caro compagno Ferrero premetto che non sono di RC,ma mi colloco a sinistra e precisamente a SD.
      Durante il governo Prodi ho assistito ad alcune trasmissioni televisive e i tuoi interventi mi sono apparsi, il più delle volte,condivisibili.
      Quindi la distanza tra me e te è breve.
      Detto questo non mi convince la pervicacia dell’uso della parola comunismo come spartiacque tra tutti coloro che si definiscono di sinistra.
      Non mi convince perchè la condivisione deve nascere da un comune sentire del disagio creato da un momento politico greve gestito da una destra becera e fascistoide.Il ritorno di Gelli è l’imprimatur della realizzazione del famoso piano elaborato dal venerabile.Nonostante ciò la sinistra che fa? Litiga e si divide come avviene in RC.A scanso di equivoci il sottoscritto,ormai settantenne,proviene dal PCI il quale ha svolto un ruolo meritorio per il riscatto della classe lavoratrice.Tale ruolo lo ha svolto stando sempre all’opposizione ma sostenendo tutte le leggi che hanno dato dignità al lavoro.
      RC considerati i numeri e le mutazioni avvenute nella società,del comune sentire della gente molto cambiato rispetto al passato,è in grado di svolgere tale ruolo? Penso proprio di no,forse anche tu stesso.
      Le critiche che rivolgi al PD sono anche le mie.Penso che i D’Alema,Veltroni,Fassino e altri abbiano fatalmente accettato il modello capitalistico perchè tutta la sinistra non è stato in grado di elaborare dei progetti percorribili e non da “città del sole”.Non ho aderito al PD perchè,e mi battei con convinzione, anche se inutilmente,per impedire lo scioglimento dei DS anche se avevo capito già da tempo che quello che era stato il mio partito aveva intrapreso una deriva pericolosa.
      L’esperienza dell’Arcobaleno è stata negativa.Bene,anzi male.Si è detto di tutto e di più sulle cause di quella brevissima esperienza,ma il rimedio è stato peggiore delle cause perchè ha finito per dividere ulteriormente la poca sinistra esistente.Quando parlo di sinistra esistente mi riferisco ai partiti e non alla sinistra diffusa sul territorio che è disincantata ma presente.Ed allora perchè durante un momento di pausa elettorale(parlo di governo) non elaborare un qualcosa di unitario con contenuti concreti e condivisi che possano far capire chiaramente che un altro modo di governare è possibile.Questo mio approccio è onesto e sincero.Ti saluto fraternamente.

    11. lucaocchionero,
      Novembre 4th, 2008 at 18:29

      Se qualcuno ritiene che la parola “comunismo” sia una divisione a sinistra ha un problema che noi non abbiamo, poichè per noi la parola “comunismo” mira ad unificare e non a dividere. Ma unificare nella radicalità ed in progetti di trasformazione; non ci stiamo e non ci staremo ad unificare al fine di ottenere un posticino al sole in un futuro, zoppicante, governo dell’ulivo a guida Massimo D’alema con tutti dentro. Il politicismo non è un nostro obiettivo

    12. tony della pia,
      Novembre 7th, 2008 at 00:58

      Caro Paolo,concordo con la tua analisi!
      Il tema che tu proponi,con estrema semplicità e chiarezza, però, necessita di un partito,ben organizzato,dove la militanza di base ritorni ad essere un fiore straordinario al quale dedicare tempo e passione.
      Un partito ambizioso come il nostro cresce e diventa riferimento di massa solo se in grado di vivere nella società,per questo è necessario rilanciare con serità un’incisiva iniziativa politica,quotidiana.
      Il P.R.C. vive ancora in un pericoloso stato di letargo nel quale si è addormentato;
      Per troppo tempo i leader e i rappresentanti istituzionali, hanno sostituito le compagne e i compagni militanti di base;
      Il volantinaggio,l’affissione,la diffusione militante dei nostri fogli d’informazione e controinformazione,la presenza reale,fisica,nelle contraddizioni quotidiane della gente, hanno lasciato campo libero ai freddi comunicati stampa,e ai comodi salotti televisivi.
      Per fare tutto ciò il partito deve ritornare ad essere COMUNITA’,dove la solidarità,il piacere di stare insieme,la sicurezza di avere un riferimento certo e leale dove rifuggiarsi quando si intende evadere dal “FREDDO MONDO” diventino certezze consolidate.
      Dobbiamo ricostruire il legame sentimentale,prima al nostro interno,se vogliamo rinnovarlo con la nostra gente.
      Dobbiamo fare un lavoro straordinario per risollevarci,per troppo tempo è mancato il dibattito politico di base,l’elaborazione e l’analisi politica ,inoltre,è evidente che la FORMAZIONE e L’ORGANIZZAZIONE in una forza politica che ha la “presunzione” di voler “CAMBIARE LO STATO DI COSE PRESENTI” solo irrinunciabili.
      Io spero che sia finita l’epoca delle decisioni imposte dal ceto politico del partito, e dei continui cambi di linea.
      Per ultimo, sono convinto che il tema della costruzione di una grande PARTITO COMUNISTA RIFONDATO e di MASSA oggi più di ieri è terribilmente attuale.
      E’ finita la ritirata, e nostro compito tornare all’attacco.
      Ti saluto a pugno chiuso.
      Tony Della Pia - Segretario Circolo PRC MERCOGLIANO/MONTEFORTE I./CONTRADA (Avellino)
      e-mail Tonydellapia@libero.it
      blog: insensoantiorario.splinder.com (su Google)
      Tel. 3472619606

    13. pasquale,
      Novembre 12th, 2008 at 19:11

      compagno segretario
      il quesito che poni alla base della discussione cioè “una risposta sul comunismo” mi fa porre la domanda se abbiamo capito che cosa sia il comunismo? oppure se il quesito che poni non e’ altro che di fornire un’analisi sul partito?
      io ho una idea diversa che ti espongo senza problemi o remore:
      il comunismo si fonda su alcuni scritti(il manifesto del partito comunista, l’abc del comunismo) facilmente reperibili, un po’ piu difficile e’ reperire testi sull’organizzazione politica ed economica dei paese che il comunismo lo hanno adottato, da questi testi di base si deduce che il comunismo ha due dogmi “giustizia sociale ed organizzazione economica” che fanno si che si possa passare anche all’abolizione del denaro attraverso il possesso dei mezzi di produzione ai proletari e alle loro organizzazioni del lavoro.
      un principio che viene rinforzato da una frase di marx “Da ognuno secondo le proprie capacità, a ognuno secondo i propri bisogni” a cui la capacita del comunismo e sopratutto dei comunisti di creare l’organizzazione politica ed economica alternativa al capitalismo che lega tutto il sistema al solo profitto distruggendo principi economici e sociali.
      certo pronunciare questo concetto oggi e’ cosa facile visto il crollo del sistema capitalistico che sta avvenendo in questi giorni, cosa che avevo preventivato ed esposto in varie occasioni come quel concetto che oggi tu stai mettendo, finalmente, in atto del ritornare nelle piazze a discutere con la gente dei loro problemi ma che deve essere accompagnata da una prospettiva economica e sociale comunista.
      non voglio prolungarmi oltre sperando di aver accennato il mio pensiero.
      pasquale di carlo

    14. Alessandro Canzoneri,
      Novembre 17th, 2008 at 00:53

      Caro Segretario,
      innanzitutto una premessa: io non ritengo di essere comunista - non in senso ortodosso, perlomeno. Sinceramente le mie letture giovanili spaziavano assai più tra Bakunin e Kropotkin, che non nei dintorni di Marx e Lenin. Quindi mi ritrovo spesso nella paradossale posizione di dover difendere un nome (comunismo) ed un simbolo (falce e martello) che tutto sommato non sono propriamente “miei”.
      Del resto non è un segreto per nessuno che il PRC, sin dalla sua genesi, non è stato affatto unicamente un gruppetto di “refrattari” del PCI; al suo interno ha coagulato una moltitudine di individui provenienti dalle più disparate esperienze politiche: socialisti, demoproletari, verdi, libertari, cattolici di base e chi più ne ha più ne metta – moltissima gente a cui magari non era mai nemmeno passato per la testa di votare per il PCI!
      Tralascio tutte le motivazioni più profonde per le quali ritengo opportuno mantenere nome e simbolo – a questo hanno provveduto tanti altri prima e meglio di me.
      Mi voglio limitare ad aggiungere un’osservazione tra il provocatorio ed il paradossale:
      gettare alle ortiche nome e simbolo a ridosso di una debacle come quella recentemente avvenuta rappresenterebbe automaticamente un segnale di debolezza rispetto ai nostri contenuti; sembreremmo i “comunisti sconfitti” che tentano di darsi una nuova definizione per recuperare un appeal presso gli elettori e la società in generale. Qualsiasi cosa potessimo dire o fare, i nostri detrattori sosterrebbero comunque che siamo i soliti vecchi comunisti “mimetizzati”. In sintesi, trasformeremmo quello che è un orgoglioso punto di forza in un vulnus insanabile per decenni. Del resto, anche se il paragone mi dà l’orticaria, la stessa cosa è accaduta al PDS-DS-PD.
      Teniamoci ciò che abbiamo e restiamo ciò che siamo: quando i nostri contenuti avranno egemonia e magari il PRC volerà oltre il 20%, allora potremo litigare amenamente circa il fatto di chiamarci “comunisti” o “pinco pallino”.

    15. paolo,
      Novembre 22nd, 2008 at 19:21

      Caro Paolo.
      Chi non si riconosce piu’ nei valori che il PRC rappresenta perchè non se ne va ?
      Anche se sono per la libertà di parola penso che il giornale di un partito debba rappresntare la linea politica del partito stesso,quindi non capisco perchè sansonetti sia ancora il direttore di tale partito.
      Cari saluti

    16. paolo,
      Novembre 22nd, 2008 at 19:24

      Scusate volevo dire giornale.

    17. gianpaolo,
      Dicembre 5th, 2008 at 01:09

      Il simbolo falce e martello per me è sempre stato un simbolo da guardare con rispetto ….
      Non penso proprio che cancellando una parola si possa cancellare la storia e le lotte (nel bene e nel male)di uomini e donne a cui devo e dobbiamo una dignità.

      Cordiali saluti

    18. Pierpaolo Pancaldi,
      Dicembre 10th, 2008 at 18:43

      MANIFESTO PROGRAMMATICO
      il nome è conseguenza del programma

      DIRITTI
      elemento di crescita o maturazione economica; accessibilità e sostenibilità della proprietà privata; arricchimento delle persone, famiglie, comunità locali; affermazione e difesa delle relazioni civili;

      BENI COMUNI
      (acqua, spiaggie, foreste, scienza, infrastrutture)
      garanzia e sostegno per la democrazia e la salute dell’ambiente; per un equo rapporto tra livelli istituzionali;

      COOPERAZIONE
      per un federalismo istituzionale efficiente; per redditi di impresa solidali e garantiti; per un commercio internazionale equo.

      Ti propongo questa semplificazione della comunicazione politica e programmatica per i comunisti (marxisti). Come invito al chiarimento e alla correzione dell’ispirazione al socialismo che ho trovato nella dichiarazione di San Paolo dei partiti comunisti. (Socialismo significa in teoria e in pratica: burocrazia statalista e autoritaria, gigantismo militar-industriale).
      Semplifichiamo e facciamo chiarezza.

      Saluti, Pierpaolo (Circolo Che Guevara - Bologna)

    19. Simone Tizi,
      Dicembre 13th, 2008 at 13:43

      Caro compagno, questo intervento mi rincuora, e mi fa capire che la linea politica di Rifondazione mi rappresenta. Proprio negli ultimi mesi, infatti, mi ero trovato a discutere con alcuni compagni di comunismo e marxismo, financo del simbolo di falce e martello. Io ho sempre risposto, a grandi linee, così:

      “Rifondazione è un partito comunista, non meramente o comunemente di sinistra,. Chi vota comunista vuole cambiare lo stato attuale delle cose, e per far questo devi essere anticapitalista. Difatti le nuove sfide si affrontano sempre in funzione del comunismo e del marxismo, che sono assolutamente adattabili ad ogni epoca e condizione storica. Le idee non invecchiano mai, specialmente quelle di equità e redistribuzione.

      I conservatori sono coloro che accettano lo stato delle cose attuale, cioè il capitalismo e le sue conseguenze. I conservatori sono i restauratori di una sinistra come i Ds, i riformisti, i miglioristi. Questi sono i conservatori, cioè tutti coloro che si appoggiano sempre e comunque al capitalismo, sistema che ogni comunista non vede come orizzonte ultimo dell’umanità.

      Di contro, coloro che vogliono il golpe sono i vendoliani. Nuove tessere truccate provenienti dall’area del Pd, doppio tesseramento, non accettazione dell’esito di un Congresso democratico. A livello provinciale e regionale sono loro che disertano le iniziative di Rifondazione, sono sempre loro che nei comuni o nelle regioni ove si candidano aprono a destra. Sono gli eredi dei Ds, cioè il più grande partito stalinista (nei metodi) che l’Italia abbia mai avuto.”

      Mi rendo conto che quest’ultima parte è molto forte, ma io ho riscontrato questo.

      In ultimo, vorrei riportare di seguito le ragioni che fanno di un titano della letteratura come José Saramago un comunista (l’intervista è di Piergiorgio Odifreddi):

      “Da ultimo, che difficoltà incontra a mantenere il suo impegno comunista, che ha in parte ispirato “Una terra chiamata Alentejo”, dopo la caduta del muro di Berlino e l’instaurazione del “nuovo ordine” americano?”

      Nessuna difficoltà. Il comunismo, per me, è di natura ormonale. Oltre all’ipofisi, io ho nel cervello una ghiandola che secerne ragioni affinché io sia stato e continui a essere comunista. Quelle ragioni le ho trovate, un giorno, condensate in un motto de “La Sacra Famiglia” di Marx e Engels: “Se l’uomo è formato dalle circostanze, bisogna formare le circostanze umanamente”. Le circostanze non le ha formate umanamente il socialismo pervertito, e tanto meno le formerà mai il capitalismo, che è pervertito per definizione. Dunque, il mio cervello continua a secernere ormoni…

      Saluti comunisti da un Segretario di Circolo

    20. Efrem81,
      Dicembre 21st, 2008 at 01:47

      Spettabile Segretario, sono un 27enne elettore di centro sinistra, nel senso che, in occasione delle ultime due elezioni politiche(2006 e 2008)ho fatto uso del voto dissociato, votando, nel 2006,per i Ds al Senato, e per Rifondazione alla camera( dove i Ds erano in lista con la margherita, e di dare il voto ad un partito di forte connotazione cattolica non mi andava), e nel 2008 dando un voto all’Arcobaleno e uno al Pd( troppo centrista e filo -confindustria per le mie idee, ma che comunque sembrava essere l’unico partito in grado di sconfiggere il Pdl).Quindi mi potrei definire un uomo di sinistra non comunista, legato ai valori della solidarietà, dell’equità e della giustizia sociale, ma scettico riguardo il superamento del sistema capitalistico, costretto talvolta a dare un voto a partiti o coalizioni che non rappresentano appieno la mia visione delle cose, secondo il principio del male minore ( meglio prodi che berlusconi per dirla alla buona…). Detto ciò, e stando all’idea di superamento del sistema capitalista, io non credo che un tale cambiamento sia possibile nel periodo storico attuale. Anzi, se pure il capitalismo occidentale è in declino , quello cinese e indiano sono in crescita esponenziale, e questa è senz’altro una delle cause principali, se non la principale, della crisi europea e nord americana, speculazioni finanziarie a parte.E’ chiaro che il capitalismo è un sistema economico che , poggiandosi sul libero mercato e sulla libera concorrenza( già il nome ‘concorrenza’ dice tutto…), crea delle disuguaglianze e degli interessi contrapposti tra gli uomini. Ma in che modo superarlo? Con quali ricette? Con la socializzazione dei mezzi di produzione immagino…Ma per socializzazione intendiamo statalizzazione(che è sempre capitalismo, anche se di Stato), oppure socializzazione vera e propria? Ma in questo quadro che organizzazione politica si dovrebbero dare gli uomini? Personalmente auspico in un forte ritorno dello Stato nell’economia, al quale dovrebbero appartenere i mezzi di produzione nell’ambito di settori chiave quali trasporti, energia, telecomunicazione, industria autombilistica, grande siderurgia, servizi al cittadino etc…, nonchè un forte ruolo dello stesso nel regolare l’economia in modo da plasmarla in funzione del maggior benessere comune possibile, ponendo anche limiti di espansione economica all’impresa privata. Ma può questa mia visione definirsi comunista? Stando a quanto da lei detto non credo. Ed è proprio quel termine, “comunista”, che crea in me un conflitto interno che mi impedisce, per ragioni di coerenza, di entrare nel vostro partito, che pure mi sembra, sotto la maggior parte degli aspetti, l’unico che possa dare risposte ragionevoli in un periodo di crisi come questo. C’è poi un altro aspetto da considerare. Alla maggior parte delle persone che conosco( io abito in provincia di bergamo) viene l’orticaria al solo sentire parlare di falce e martello, questo grazie alla campagna anticomunista di berlusconi, ma anche all’idea che molti hanno del comunismo come di dittatura, e purtroppo nel corso della storia il comunismo è stato anche quello. A mio avviso non è quindi del tutto irragionevole la proposta di Sansonetti di togliere il termine “comunista”, sia perchè oramai non si sa più che significato attribuirgli di preciso a livello di organizzazione economica ( in che modi e tempi superare il sistema capitalista ?), e conseguentemente ciò può causare conflitti ideologici che potrebbero allontanare la gente dall’iscriversi al partito o anche dal votarlo, sia per il fatto che il termine è stato tanto demonizzato che forse mantenerlo fa più male che bene ai fini elettorali.
      Spero che vorrà rispondere a queste mie considerazioni. Saluti

    21. Giorgio Gollini,
      Dicembre 21st, 2008 at 13:00

      Grazie Paolo,
      il tuo ragionamento ha fugato i dubbi che in questi giorni mi stavano assalendo sull’opportunità o meno di perseverare “sull’identità comunista”. Io mi sento comunista da sempre, ma non riconoscendomi nel PCI ho preso la tessera solo alla nascita di Rifondazione e da allora sono sempre stato un tesserato anche se non un militante attivo, fino alle sciagurate scelte dell’ultimo periodo (leggasi scelta di governo) e conseguenze derivate, Rifondazione aveva ottenuto successi crescenti e di conseguenza ritenevo il mio “attivismo” non necessario, mi sentivo ben rappresentato, dopo la debacle elettorare, preso forse da senso di colpa, mi sono avvicianto maggiormente al partito per provare a dare il mio contributo, ho trovato una situazione incredibile, più vicina ad un nido di vipere che ad una federazione, divisioni, litigi ripicche….”di tutto di più” (ma purtroppo non era la rai) e pur avendo votato perchè condiviso, la mozione congressuale che porta il tuo nome, la trovo di difficile applicazione almeno a livello locale, nella parte che maggiormente mi ha convinto, ossia nella “ripartenza dal basso e nell’apertura ai movimenti” se chi vogliamo coinvolgere si trova di fronte a divisioni e liti. Il rapporto con i movimenti, così come liste civiche, devono essere improntati al supporto e non all’inglobamento, Rifondazione si deve mettere al servizio di chiunque abbia voglia di spendersi attivamente in politica e ovviamente sulla base di condivisioni politico/programmatiche potrebbe anche pensare di non presentare un propria lista ma presentare propri candidati nelle liste costituite, solo in questo modo potremmo avvicinare e convincere anche i più scettici che Comunista è un modo di essere sincero, leale,democratico e non prevaricatore, assolutista e totalitario come si tenta di dipengerlo.

      P.S. Butta un’occhio alla federazione di Reggio Emilia…ne abbiamo tanto bisogno!!

    22. sacha,
      Dicembre 22nd, 2008 at 17:52

      Caro Efrem,
      ci sono tantissime persone in Italia che sulla scia della Resistenza partigiana si sentono orgogliose di essere comuniste alla maniera italiana. Io sono una di quelle e non mi interessa quel che pensano i padroncini del nord est, che non ci voterebbero mai. La storia del comunismo viene da lontano, con luci e ombre, grandi filosofi, ribellioni e riscatti. Perché rinunciarvi? Abbiamo bisogno di ideali e di belle bandiere.

    23. Alessandro1969,
      Dicembre 31st, 2008 at 03:53

      Caro Compagno,

      Condivido in pieno il tuo pensiero.

      Francamente ritengo che oggi, il mondo politico sia agli occhi della maggioranza dei cittadini alquanto rivoltante.

      La borghesia nazionale ed internazionale stà da tempo deligittimando tutto ciò che ostacola il suo procedere, creando le basi per una vera e propria dittatura di chi propone ricette populiste,xenofobe e di autoritarismo presidenzialista.

      La sinistra moderata non propone nella sostanza,, delle soluzioni alternative alla destra .anzi spesso la rincorre in maniera maldestra.

      La sinistra moderata non offre soluzioni perchè l’esperienza socialdemocratica sulla quale si è cullata, è finita da tempo.

      E’ finita da quando è terminata la minaccia del Comunismo al sistema capitalistico.

      Coloro che si considerano di sinistra e che rinnegano la prospettiva del superamento del sistema capitalistico sono coloro che hanno permesso con il loro appoggio diretto od indiretto alla borghesia, i più grandi soprusi e massacri della storia del novecento.

      Essi hanno cancellato l’Internazionalismo solidale ed alimentato la divisione della classe operaia e degli sfruttati.

      La liberazione umana dal bisogno è nella guida per l’azione fornitaci da chi tra gli altri Marx,Engels,Lenin e Gramsci hanno osservato, intuito,elaborato e dall’operato di milioni di uomini e donne magari solo con la forza della loro fede,hanno creduto e lottato con disinteresse,nel tentativo di dare dignità ad ogni essere umano di questo “mondo rovesciato e privo di cuore” (Marx)

      I tentativi di socialismo reale in paesi dallo sviluppo storico arretrato hanno miseramente fallito certo e ciò era prevedibile.

      Occorre però, ricordare a queste belle anime liberaldemocratiche o come si vogliano chiamare, che la buona parte delle concessioni della borghesia alle classi subalterne nel secondo dopo guerra sono il frutto di un aumento dello sfruttamento (e quindi del suo profitto) a scapito dei popoli dei paesi del terzo mondo, delle loro risorse depredate e della loro natura violentata.

      Occorre creare un’Internazionale di partiti che riconoscano l’essenza e la dinamica del conflitto di classe nel quadro di un’analisi dell’economia e della società umana a livello mondiale.

      Occorre fornire delle soluzioni concrete ai conflitti in atto,sottolineando le misure reali di carattere politico ed economico per la prospettiva socialista alla luce della realtà del XXI° secolo.

      Occorre che la Cultura e l’informazione disinteressata e progressista rinasca ed illustri nei propria arte e nelle proprie forme la realtà delle cose e risvegli i nostri cuori dal torpore consumistico ed individualista.

      Occorre creare un partito di massa ma leggero nella struttura ; aperto al confronto,alla lotta;capace di coinvolgere la persone con dei sogni e delle speranze che presto diventeranno realtà se non per loro , lo sarà per i loro figli.

      Quello che stà accadendo nel PRC ora è distruttivo ed incomprensibile per la maggior parte dei simpatizzanti e dei militanti.

      Come non lo è stato nel 1998 con la scissione.

      Faccio appello al buon senso a tutti quelli hanno contribuito a creare dopo la morte del PCI, il sogno di rielaborare la prospettiva dell’ideale socialista e comunista :

      UNITEVI !

      Saluti Comunisti

      Alessandro Manfredini

    24. Matteo,
      Gennaio 13th, 2009 at 15:49

      Io sono un iscritto del Partitio socialista, eppure- ma che strano!- condivido molte delle posizioni di Ferrero. Mi permetto comunque di sottolineare come siano stati i partiti socialisti europei in Europa a combattere e ad ottenere il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, redistribuendo la ricchezza e contribuendo a creare il sistema di welfare state. Al di là degli errori insindacabili della stagione Craxi, l’unica sinistra che può davvero cambiare questo paese è quella laica, progressista socialista e socialdemocratica che si rifà al PSE. Il comunismo vero è indifendibile come sistema di governo e anche da un punto di vista economico. Se poi ci si definisce comunisti esi finisce per essere socialdemocratici, questo è un altro discorso. Il fatto è che il marxismo è una religione materiale, nulla di diverso da quando propinato dal Vaticano. La storia non ah portato mai ad una dittatura del proletariato e non porterà mai alla fine dello Stato. Detto questo si può essere di sinistra senza per forza di cose doversi rifare ad una definizione, quella di “comunista” che porta con se orrori e massacri non diversi da quelli perpetrati da Fascismo e Nazismo. I morti sono tutti uguali. Riflettete quindi cari compagni: a chi giova il ritorno di un partito veterocuimunista che tira acqua al mulino di dittatori come Lukashenko in Bieloriussia? http://socialismotrentino.ilcannocchiale.it/

    25. MASADA n. 857. 15-1-2009. Il discordianesimo « Nuovo Masada,
      Gennaio 15th, 2009 at 18:34

      […] suo blog e’ http://www.paoloferrero.it/?p=984 .. Dalla newsletter di Riccardo […]

    26. Mattia,
      Febbraio 5th, 2009 at 11:11

      E soprattutto non bisogna dimenticare la logica anti-comunista che ha portato a identificare, nell’ opinione pubblica italiana il movimento comunista e socialista (nel termine più letterale del termine) con quello stalinista! e Ricordiamoci la “nostra” unità! è vero che partiti come il pd non hanno nulla a che fare con noi (per fortuna), e trovo corretto il comportamento di rifondazione, che non ha ceduto al carrozzone veltroniano! ma perchè non premere per una vera coalizione unita di sinistra (e che magari non si divida su stupidaggini)?forse è l’unico modo per riprenderci dall’ultima,sonora, batosta e per far comparire ancora il vero nome del comunismo nel nostro parlamento… questo è il mio consiglio…

    27. Sortino Francesco,
      Marzo 28th, 2009 at 22:02

      Caro Paolo,
      sono un comunista orgoglioso di esserlo, orgoglioso di condividere quei valori che solo a sinistra resistono alle picconate dei vari pupazzi i cui fili vengono mossi dalla sciagura più “nera”, dopo Mussolini, che l’Italia potesse subire.
      Per il “nano peciato” l’unico valore che conosce è il denaro e soddisfare le sue voglie istituzionali.
      Purtroppo, specialmente nella mia terra, la Sicilia, martoriata dalla mafia e da una classe politica corrotta e incapace,lo psiconano ha un seguito molto copioso,in una terra che da sempre brucia per il sole e per l’acre odore della morte grazie alla criminalità organizzata,una terra che però qualche secolo fà insorse dando vita ai “Vespri”.
      Comunisti di tutta Italia non abbiate timore ad affermare le radici politiche ch ci uniscono, meglio comunisti che burattini.

    28. Ziggy,
      Marzo 29th, 2009 at 14:12

      Mantenere la propria identità in un mondo in cui tutto è immagine e falsità è segno di coerenza ed oggi la coerenza è merce rara e preziosa. Non abbandoniamo mai la falce ed il martello o dimenticheremo chi siamo, non cambiamo il nostro nome o finiremo col dissolverci lentamente nel vento.

    29. Ziggy,
      Marzo 29th, 2009 at 14:33

      Per Efrem.
      Ho scelto da sempre di essere Comunista perché l’ideologia Comunista, a mio avviso, è quella che da maggior fiducia all’uomo, che lo crede capace di essere migliore e di creare un mondo in cui non esista più lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
      L’ideologia di per se è nobile, sono gli uomini che la applicano in modo diverso. Si usa dire che in una lotta non è l’arma che conta, ma l’uomo.
      Se gli uomini che fanno parte oggi di Rifondazione lavoreranno per creare un mondo migliore quello che è stato in passato non avrà più importanza. Per quanto la parola “ideologia” possa oggi (purtroppo) suonare vecchia ed obsoleta resta, e sempre sarà, la chiave di tutto, poiché è l’unica entità che non può essere cambiata o deformata, perché in sé nobile ed indistruttibile… Almeno fino a quando ci sarà ancora qualcuno che in essa crederà… Non resta che darle fiducia.

    30. franco,
      Maggio 4th, 2009 at 18:08

      caro onorevole ferrero,
      sono d’accordissimo sul fatto del ripudio allo stanilismo,
      ma perchè allora non rifondare anche i vertici del partito dato che ancora oggi i maggiori rapprewsentanti sono gli stessi che fino a qualche anno fa questa abiura di stalin non l’avevano fatta.

      meglio rifondare con giovani che vengano dal modndo civile, magari dai resistenti, ma non da persone che hanno fatto finta di non vedere per molto tempo.

    31. franco,
      Maggio 4th, 2009 at 18:11

      caro Alessandro Manfredini, direi che fra i più grandi soprusi e massacri della storia del novecento, sarebbe da metterci anche i campi di concentramento comunisti,,,,,

      o forse anche quelli sono colpa della borghesia?

    32. alessandro manfredini,
      Maggio 16th, 2009 at 01:39

      certo Franco .campi di concentramento detti gulag deportazioni,delazioni,vendette,opportunismi,culto della personalità etc.

      Non mi pare di aver esaltato le esperienze dell’est europeo.

      Ad ogni modo la Rivoluzione Sovietica è stata il motore propulsivo di milioni di sfruttati come anche di paesi colonizzati in cerca di emancipazione e poi a Stalingrado non passano ! e sa dove molti combattenti di Stalingrado avevano fatto esperienza ? In Spagna a combattere per la libertà e la democrazia contro il Caudillo che ahimè portava il suo nome.

    33. davide,
      Giugno 11th, 2009 at 14:52

      Caro compagno Ferrero,

      io eviterò di fare qualche saccente e salace commento su quanto da lei detto. Io sono d’accordo. Io ho bisogno di una forza in cui mi possa riconoscere e che sia in grado di proporre un modello alternativo di società. Roma non fu fatta in un giorno… Ci vorrà del tempo, bisognerà fisiologicamente sostituire i quadri locali e nazionali (ma non come priorità, bensì come finalità volta al cambiamento) e finalmente costruire una base ideologica attualizzata per riscoprirci come punto di riferimento di un popolo che voglia lottare, ma che abbia anche la forza di sognare.

      Bisogna farsi forza e mettersi in gioco. A luglio farò la mia tessera (la prima in assoluto a un movimento politico) e, nel mio piccolo, spero di portare almeno l’entusiasmo di chi crede che un futuro diverso sia possibile. Basta cominciare a costruirlo, invece di demolire tutto quello che abbiamo intorno.

    34. Antonio Limonciello,
      Giugno 22nd, 2009 at 16:14

      Diritto allo studio per tutti.
      Diritto al lavoro per tutti.
      Diritto alla casa per tutti.
      Diritto al benessere per tutti.
      Nessun tipo di sfruttamento per nessuno.
      La libertà per tutti sopreattutto.
      Io sono comunista
      E falce e martello è la mia bussola.
      Antonio Limonciello

    35. Maurizio,
      Luglio 30th, 2009 at 20:12

      Caro Paolo,

      quello che non capisco di te come prima dei vari segretari del PRC (Garavini, Bertinotti, Giordano) e’ perche’ vi chiamate “comunisti” quando per vostra stessa ammissione di fatto non lo siete.
      La Storia del movimento comunista internazionale, la storia della Rivoluzione di ottobre, il pensiermo marxista-leninista, la costruzione socialista in URSS da parte dei compagni Lenin e Stalin, la nascita dei governi comunisti e dell’ordine socialista in Europa orientale, la rivoluzione comunista in Cina ed il governo proletario di Mao, in poche parole la storia del proletariato organizzato come classe dominante non la si puo’ buttare via come se niente fosse.
      Specie da chi dice che per lui dirsi “comunista” significa essere “molto di sinistra” e basta.
      Non ci siamo proprio.
      Gia’ uno che si auto definisce “comunista democratico” mi piace poco perche’ e’ come dire che i comunisti veri invece sono tutti cattivoni nipotini di Lenin e Stalin.
      Il marxismo-leninismo dove lo mettiamo caro Ferrero?
      Il comunismo come dottrina delle condizioni della liberazione del proletariato?
      La dittatura del proletariato come unico strumento per elimiare i capitalisti come classe e costruire la societa’ socialista fondata sulla economia di stato pianificata come c’era in URSS con il governo comunista sovietico?
      Tutto da dimenticare?
      Tutto brutto e cattivo come dice la propaganda dei padroni da sempre?
      Io davvero non comprendo perche’ un socialdemocratico come te si ostina a chiamarsi “comunista”!
      Anzi “comunista democratico” che e’ un ossimoro quasi per dire “comunista si pero’ democratico eh? Mica Lenin! Mica Stalin! Mica Marx!”
      Cioe’ posso capire il perche’: prendere voti dai comunisti di base, quelli che a Marx Lenin Stalin Mao ci credono davvero e che hanno l’URSS nel cuore.
      Le proposte che il PRC ha sempre portato avanti sono proposte riformiste. Anche giuste eh? Cose di sinistra per cosi dire.
      Ma niente a che fare con un programma comunista di classe per il proletariato.
      I poveri comunisti di base del PRC si sono beccati per 12 anni il socialdemocratico Bertinotti.
      Poi il socialdemocratico Giordano ora tu.

      A me - comunista - piacerebbe che i comunisti fossero comunisti sul serio.
      Che i socialdemocratici si chiamassero con il loro nome e via dicendo.
      Sarebbe piu’ chiaro no?

      I finti comunisti del PRC e PdCI hanno sostenuto i moderati di centrosinistra servi dei capitalisti.
      Tu e Diliberto siete stati ministri!
      Pure il socialdemocratico Salvi (che almeno ha l’onesta’ intellettuale di definirsi tale e non “comunista”) pure lui e’ stato ministro.

      Lascia il comunismo a chi ci crede davvero caro Ferrero. Non ci propinare queste belinate assurde revisioniste che mascherano (o rivelano) il tuo pensiero socialdemocratico ed inequivocabilmente anticomunista.

      Ciao e saluti comunisti

    36. Giuseppe,
      Agosto 2nd, 2009 at 13:14

      Caro Paolo,
      sono Giuseppe Bellanova, segretario di quel che resta del Circolo di Cento,
      La fiducia di molti compagni della prima ora è oggi distrutta dalle troppe scissioni e dai troppi esempi di “compagni” dirigenti sia locali che nazionali che hanno pensato più alla salvaguardia della propria poltrona che alla sopravvivenza e alla crescita del partito, da cui infine non potevano che uscire.
      Come dissi in quei pochi minuti del mio intervento all’attivo presso la Festa di Liberazione di Bologna, forze potenti hanno portato a tutto ciò con un lavoro sistematico di corruzione, di denigrazione e di sottrazione di ogni risorsa.
      Tagliano persino i “privilegi” degli ex eletti comunisti e i finanziamenti ai giornali di partito con il solo obiettivo di farci “chiuder bottega”.
      Ma appunto perchè di “bottega” non si tratta, ma del miglior Partito Comunista mai apparso in Italia, sono soltanto parzialmente daccordo col compagno Masella quando dice che occorre ripartire con compagni nuovi.
      Lo facciamo da quasi vent’anni e siamo a questo punto.
      Io credo che per diventare davvero grande questo partito deve ritornare a essere “il Partito” dei compagni di ieri, di quelli di oggi e di quelli di domani.
      Concordo con te che occorre capitalizzare le nostre azioni creando un “immaginario” che conquisti la gente e galvanizzi i militanti.
      Occorre però anche che le simpatie dei movimenti si concretizzino in adesioni formali e cioè tessere. Proprio per dare una continuità ai movimenti, che da buoni fuochi di paglia (lo dico con tutto il rispetto) tendono inevitabilmente a spegnersi.
      Se fossi un venditore (non lo sono)lascerei i clienti riottosi e ne cercherei di nuovi più disponibili applicando una tecnica che nel commercio si è dimostrata sempre vincente.
      Ma siccome non vendo “sole” (come dicono a Roma), non cercherò nuovi “compagni da fottere” ma cercherò caparbiamente di dare soddisfazione ai compagni di ieri di oggi e di domani.
      Non so come, non so con quali mezzi, nè con quali forze. Ma è quello che spero di poter fare.
      Se ricordi, ti dissi una volta: “per quanto tempo ancora ci faremo umiliare dal governo Prodi?” Oggi almeno abbiamo recuperato la nostra dignità.
      Per ultimo, ti vorrei accennare che non ho trovato corretto ricevere un messaggio e-mail della segreteria per una mobilitazione immediata sul caso Englaro e neppure un cenno in occasioni ben più importanti come ad esempio l’accordo sullo “scalone” pensionistico trasformato in scalinata ben più lunga e peggiorativa ad opera del governo Prodi.
      Come ben sai, al di là delle schemaglie verbali, la lotta sui “diritti civili” ci è concessa.
      Quella sui diritti essenziali, che influisce sui rapporti di classe , invece no.
      Noi siamo i Comunisti, non il partito radicale e perciò, anche se sosteniamo tutte le battaglie civili che riteniamo giuste, dobbiamo avere come bussola i diritti fondamentali, in assenza dei quali i “diritti civili” scadono a semplici lussi borghesi.
      Attendo una e-mail quando il governo voterà il calo dei coefficienti di rivalutazione dei contributi INPS o altre “inezie” del genere.
      Scusa il tono crudo, ma se vogliamo contrapporci alla Lega non servono ricette nuove, basta solo recuperare le nostre storiche battaglie.

      hasta la victoria siempre

      Giuseppe
      prcento@alice.it

    37. andrea,
      Agosto 16th, 2009 at 03:52

      amo questo partito.
      cioe il giornale di partito che va in polemica con la dirigenza.
      e non sto facendo ironia, davvero mi PIACE questo senso critico, questo accogliere le obiezioni.
      bravissimi!

    38. Kikko,
      Agosto 16th, 2009 at 18:59

      mi riferisco al compagno Maurizio che scrive il 30.07.09.
      Pensi veramente che essere comunisti oggi, significhi applicare letteralmente la dottrina marxista-leninista in Italia? definirsi comunist democratici non signiica essere comunisti falsi. Se cadi in questo strategico errore cancelli con un colpo di spugna l’esperienza comunista italiana e ovest-europea. Ma forse era socialdemocratic anche Berlinguer?

    39. Adriano,
      Agosto 27th, 2009 at 11:35

      Guardiamo in faccia la realtà, Bertinotti aveva ragione, il comunismo è oggi una parola “indicibile”.
      E’ indicibile perché ha assunto significati negativi condivisi dalla quasi totalità delle persone che hanno vissuto i vari comunismi realizzati.
      Oggi comunismo è sinonimo di totalitarismo, di burocrazia e mancanza drammatica delle libertà individuali.
      Cito a memoria Lukacs : “mi sono salvato dalle purghe staliniane perché avevo un piccolissimo appartamento in un sottoscala” , ( nel senso che non essendo appetibile per nessuno, nessuno era tentato di denunciarlo per appropiarsene ).
      E Lukacs è ritenuto da molti il più importante pensatore marxista del 900…

      Però Bertinotti aveva anche torto, se è vero che il comunismo è “indicibile” , il nostro compito non è prenderne atto ma renderlo di nuovo “dicibile”.

      Come fare ?

      Certo non basta , anche se è buona cosa, averlo come riferimento nella premessa dello statuto del partito, bisogna portarlo a nuova vita, ri-fondarlo.

      Sono iscritto da un anno ma nella mia sezione ( pardon circolo) non ho mai sentito parlare di comunismo, mentre ho molto sentito parlare di elezioni, seggi , alleanze e via dicendo.

      L’assemblea di circolo non viene mai convocata, ma se venisse convocata sono convinto che lo sarebbe solamente su argomenti attinenti a elezioni, seggi, alleanze e via dicendo come sopra.

      Non sono presenti gruppi tematici né attività di formazione.
      Berlusconi parla di comunismo molto più di noi…

      Stante così le cose chi lo rifonda il comunismo ?
      Chi lo renderà di nuovo affascinante per le giovani generazioni ?
      Se di comunismo non ne parliamo noi chi ne parlerà ?

    40. giuseppe,
      Agosto 29th, 2009 at 15:40

      Caro Adriano,
      l’apertura del tuo commento mi aveva “spaventato”, poi ho capito invece quanto ami questa rifondazione. Per questo ti allego un mio scritto di qualche tempo fa che dice cosa penso del comunismo.

      ETICI, ERETICI, PROFETICI

      Chi sceglie di essere comunista, in realtà intraprende un cammino.
      Un cammino ricco di ostacoli, deviazioni, incomprensioni, tradimenti, bassezze di uomini “piccoli”, ma anche un cammino verso la propria realizzazione come essere umano.
      Comunista non si nasce, comunista spesso non si riesce a diventare nell’arco di una vita.
      Essere comunisti non è qualcosa che ti viene naturale; per essere comunisti si deve vincere l’egoismo, si deve vincere la pigrizia, si deve vincere la paura, si devono vincere i pregiudizi e le convenzioni. Si deve accettare il confronto delle idee, si deve comprendere e tollerare talvolta i difetti degli altri, ci si deve fermare per sostenere chi non regge il passo o chi perde la strada.

      Essere comunisti significa essere tre volte etici.
      Essere etici: ovvero avere un proprio codice morale, non importa da quale tipo di formazione culturale, civile o religiosa.
      Essere sempre eretici: ovvero non accettare passivamente un’idea o uno stile di vita imposto da altri solo perché è quello più seguito, o per ricavarne vantaggi. Essere eretici significa non rinunciare mai alla propria libertà di giudizio anche quando questa ha dei costi o non è compresa neppure dai propri compagni. Significa anche saper ammettere i propri errori quando li si comprende.
      Essere profetici: ovvero saper capire il mondo che ci circonda e progettare quello futuro. Avere la capacità di pensare in grande, non ristretti all’oggi, alle situazioni contingenti, ma saper vedere una via d’uscita per abolire lo stato di cose presente e sostituirvi senza forzature un mondo migliore.

      Non vorrei spaventare, soprattutto quei giovani che si affacciano per la prima volta a un impegno civile, ma anzi stimolarli con quella che è un sana sfida con se stessi. Vincere questa sfida significa che veramente “un altro mondo è possibile”.

      Il cammino verso un altro mondo possibile prevede molte tappe e non c’è da scandalizzarsi se qualcuno non riesce o non se la sente di percorrerle tutte, l’impegno civile non è un’esclusiva dei comunisti, e neppure la generosità o la solidarietà lo sono. Neppure i simboli sono una garanzia, in quanto spesso questa “società dell’immagine” li travisa in icone come nel caso del Che la cui immagine viene talvolta usurpata dai giovani di destra.

      Ciò che distingue i comunisti è la volontà di abolire lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.

      Noi liberamente in cammino per essere comunisti oggi, liberi dai fantasmi dello stalinismo e dagli esempi di un “socialismo reale” importante storicamente, ma mal realizzato, possiamo rilanciare la sfida in termini nuovi.
      Oggi più che mai il mondo conosce fenomeni di sfruttamento, guerre, prepotenza dei forti sui deboli, divisione iniqua delle risorse tra i popoli e tra i ceti sociali ritornati prepotentemente alla ribalta. Oggi più che mai c’è bisogno di comunisti senza se e senza ma.
      Chiunque intraprenda questa lunga strada, da qualsiasi tappa provenga è perciò un nostro compagno e, se anche deciderà di fermarsi ad un certo punto del cammino, avrà contribuito a rendere più vicino un “altro mondo possibile”.

      Giuseppe Bellanova
      Segreteria Centese di Rifondazione Comunista

      P.S.
      Anche il nostro Circolo fa poche riunioni,
      semplicemente perchè siamo in pochi e tra questi nessun giovane pensionato o studente che abbia il tempo libero sufficiente a un’attività continuativa per il partito. Con le “riforme” pensionistiche ci hanno tolto il tempo libero dei militanti poco più che cinquantenni, con la continua denigrazione ci hanno tolto l’adesione dei giovani.
      E’ un sistematico attacco alle fondamenta del Partito, fino alla esclusione dai parlamenti cercata in tutte le maniere.
      Per qualunque impresa occorre tempo e denaro. Per l’impresa di ricostruire quello che fu “il Partito” ne serve tanto di più. I nostri nemici lo sanno e fanno di tutto per toglierci uno e l’altro. per questo diventano, purtroppo, tanto importanti le discussioni su elezioni ecc, non solo per l’egoismo di qualche compagno.
      Ciao e non molare.
      Hasta la victoria…siempre.
      Giuseppe.

    41. Adriano,
      Agosto 31st, 2009 at 17:09

      Grazie Giuseppe, per i tuoi pensieri.
      Il tuo messaggio però aumenta le mie preoccupazioni,se la situazione della sezione è così anche da voi ….

      E’ un periodo che cerco di leggere di più , ho 48 anni non ho studiato quando era il momento preferendo approfittare di una buona occasione di lavoro.
      Studio adesso , come diceva quello : “non
      è mai troppo tardi”…

      E allora mi sono fatto questa idea che ti riassumo schematicamente :

      - il marxismo non è una “scienza”.
      averlo creduto ha dato molta forza ai partiti comunisti del dopoguerra ma era più che altro una “fede”, non c’è nessun inarrestabile progresso delle masse popolari che sia già tracciato.

      - non abbiamo al momento una chiara proposta “ideologica” che possa fare “egemonia”.
      Purtroppo non abbiamo ancora sviscerato la questione sul cosa sia “andato storto”.
      Non credo che sia corretto addossare tutta la colpa ai “tradimenti” del ceto burocratico del PCI - DS, penso che ci fosse ad origine un difetto del nostro “pensare il comunismo”.

      - la nostra poca credibilità nasce da questo : siamo un partito comunista che , se qualcuno glielo chiedesse, non saprebbe dare una definizione di comunismo. ( tranne quella stucchevole frase “il movimento reale che abolisce …” )

      - la nostra proposta è tutta al negativo : siamo contro il razzismo, lo sfruttamento, la violenza, la discriminazione sessuale , religiosa etc etc..
      Ma quale è il nostro progetto “positivo” di società ?
      Quali sono le caratteristiche di base di quest’altro mondo possibile ?
      Vogliamo lo stato o siamo per l’estinzione dello stato ?
      Vogliamo il potere o siamo contro il potere ?

      - siamo un partito marxista, nello statuto c’è scritto chiaramente, ma allora perchè il partito non stimola una riflessione sul pensiero di marx ?
      I compagni se lo devono leggere da soli a casa ?

      - si parla di “mutazione antropologica” , di individualismo esasperato, qual’è la nostra risposta ?
      Come dovrà essere l’ “uomo del sol dell’avvenire” ?

      con affetto a tutti i compagni
      Adriano

    42. giuseppe,
      Settembre 4th, 2009 at 21:10

      Caro compagno Adriano, guarda sul sito Sinistra Comunista e vedrai che il problema da te posto è molto sentito nel partito e nella base.
      Comunque qualcosa si sta muovendo e le iniziative non mancano.
      Pur nella nostra attuale debolezza economica e organizzativa, siamo pur sempre un partito vivo di gente che non sarà mai rassegnata.
      Vai tranquillo, si riparte.
      In fin dei conti anche il PCI ci ha messo oltre 50 anni per raggiungere il 34% e con una percentuale di votanti superiore al 95%.
      Peccato che le nostre vite siano tanto brevi rispetto ai processi storici, e che ci sia toccato il momento più duro della Rifondazione.
      Ma non ho dubbi:”Rivedremo un Partito Comunista più grande e migliore di quello che abbiamo conosciuto da piccoli”.
      E il merito sarà stato anche nostro, per quel piede che abbiamo saputo tenere in mezzo alla porta.

      Un abbraccio,
      Giuseppe.

    43. Dott. Massimo Cogliandro,
      Settembre 8th, 2009 at 09:11

      Leggo sul sito del PDCI la seguente dichiarazione di Diliberto:
      “l’ipotesi della federazione della sinistra è molto importante, ma io la vedo come una tappa verso la riunificazione dei partiti di quest’area politica in un unico partito. Lo sforzo che dobbiamo compiere deve mirare, dunque, a questo obiettivo”
      Io da sempre vado dicendo che bisogna giungere ad un Partito Liberalcomunista, che sia fondato:
      1) su una antropologia umanistica;
      2) sulla critica dell’economia politica marxista;
      3) sul progetto dell’autogestione sociale delle imprese pubbliche e della cogestione delle imprese private;
      4) sulla NON VIOLENZA.
      5) sul mantenimento del simbolo della falce e martello, per il suo carattere evocativo dei valori del lavoro.

      Massimo

    44. Giuseppe,
      Settembre 20th, 2009 at 17:24

      Caro Massimo,
      è proprio questo che mi rende scettico, e con me tantissimi compagni di Rifondazione, su una possibile e pur necessaria riunificazione.
      A “sinistra” abbiamo Ferrando che spesso ha ragione, ma a volte straparla (forse per troppa generosità) di un comunismo quasi integralista.
      A “destra” abbiamo l’ex scissionista Diliberto che straparla di un improbabile e paralizzante comunismo “liberale”.
      Nel mezzo c’è Rifondazione, che pur deturpata dalle tante deviazioni e depauperata dalle tante uscite, mantiene il messaggio originale di un comunismo dal volto umano, il cui solo vero scopo è annullare lo sfruttamento dell’uomo sull’uomo.
      Dando corpo nell’oggi alle tante anticipazioni “visionarie” del grande Enrico Berlinguer.
      Tutto il resto, sono solo vuote parole.

      Giuseppe.

    45. Dott. Massimo Cogliandro,
      Settembre 20th, 2009 at 23:38

      Caro Giuseppe,
      Ferrando propone la statalizzazione dell’Economia, cioè il Capitalismo di Stato, quindi non va bene.
      Ferrando ci parla della rivoluzione russa come di un modello, mentre la rivoluzione russa ci insegna esattamente tutti gli errori che dobbiamo evitare.
      Diliberto ha ragione: dobbiamo creare un unico Partito Comunista e Liberale. Il PDCI è una costola di Rifondazione, non ha senso abbandonarlo al suo destino.

      Massimo

    46. Giuseppe,
      Ottobre 12th, 2009 at 22:23

      Se fossero una costola che torna al suo posto col capo cosparso di cenere, sarebbe più facile e anche gioioso accoglierli.
      Purtroppo molti si ritengono superiori, e in senso organizzativo certamente lo sono, e tutto pensano meno che di chiedere scusa per averci ridotto dall’8,5 % all’attuale 3,qualcosa.
      Non pretendo che nessuno si umilii, ma almeno che si riconosca di aver sbagliato col governismo, del resto abbiamo sbagliato successivamente anche noi ed è proprio questo che ci avvicina.
      Porte chiuse per i nuovi scissionisti, con l’esclusione di Ferrando a cui va riconosciuto il merito unitario di essere uscito solo quando gli hanno fracassato le palle oltre ogni possibile sopportazione.
      Non è ammissibile accettare i diktat degli “alleati” e farsi imporre un ritiro di candidatura. In un partito serio, Bertinotti sarebbe stato espulso per questo “vulnus” inferto all’autonomia del partito e per vari altri “peccati mortali”. Ma Giordano, purtroppo non ha mai avuto gli attributi per svincolarsi dal suo padre-padrone. Io non mi sarei fatto imporre nulla neppure se il candidato in questione fosse stato Curcio o Franceschini. In casa nostra decidiamo noi, non Prodi. Con tutto il rispetto, ci hanno concesso Luxuria e altri per recuperare a loro vantaggio qualche voto moderato.
      Come vedi, ne ho per tutti, perchè per me la coerenza è tutto e in particolar modo per chi vuol dirsi comunista. Sbagliare in buona fede è ammesso, cambiare strada e restare al comando, No!!!
      Se per liberalismo intendi un comunismo al servizio dell’uomo e non di un semplice idolo, ci sto.
      Se intendi liberalismo in senso del completo “laissez-faire”, assolutamente no.
      La proprietà privata è il nodo del liberalismo.
      I beni necessari alla realizzazione della persona umana, anche differenziati per persona sono ammessi. Il possesso dei mezzi di produzione di interesse generale deve essere sotto il controllo di tutti, quasi direi nè privato nè statale, ma ovviamente, dovendo scegliere tra queste due forme imperfette, scelgo la seconda e questo mi avvicina a Ferrando.
      Ma credo siamo tutti daccordo contro le privatizzazioni di Energia, Trasporti, Istruzione, Sanità, Previdenza, Assistenza ecc.
      e questo mi avvicina anche ai compagni del PDCI.
      Apprendo con piacere da alcuni blog su Virgilio che molti di quei troppo frettolosamente mitizzati “operai-leghisti” sono pentiti e ritorneranno al nostro fianco.
      Non è finita, ce la possiamo fare.Dobbiamo riunirci, consolidarci, organizzarci, ma in modo libero senza centralismi pseudo-democratici del cazzo che non hanno senso, anzi sono deleteri in un partito ancora piccolo e fortemente identitario.
      Poi ci attende un lungo lavoro di ricostruzione per disinnescare a una a una tutte le mine delle privatizzazioni comunque mascherate, e non sarà facile.
      La privatizzazione è infatti il terreno per espropriare le masse dei beni comuni a vantaggio dei padroni, delle mafie e delle caste da cui neppure noi siamo completamente immuni.
      Purtroppo non è un discorso che si esaurisce in poche parole, ma a buon intenditor…..
      Un abbraccio,
      Giuseppe.

    47. Lucrezia,
      Novembre 17th, 2009 at 18:10

      Caro segretario, in questi interventi leggo tante cose strane e confuse. Se leggo poi nel sito di Diliberto che parla di “comunismo liberale” mi metto le mani tra i capelli..! Questa confusione sembra chiaramente essere dettata da una logica elettoralistica, per non dire di peggio, perchè non posso credere che due segretari di partito non abbiano le idee chiare. Allora mettiamo una volta per tutte un po’ di chiarezza e “scientificità” in questo partito? Si spiega quali valori un partito rappresenta e in quali idee i suoi membri credono e chi si identifica in queste idee si iscrive e ne diventa militante oppure va altrove. E’ semplice! La conquista del consenso, indiscriminatamente e non sulla base della condivisione di idee, è merce di altri tipi di partito, di quelli di potere. Ripartiamo dalla caduta del muro di Berlino? Perchè tutti da allora si vergognano a dirsi comunisti? Forse perchè non è stato analizzato scientificamente il sistema degli URSS e abbiamo un deficit teorico-culturale? Avete qualche dubbio in proposito? Io non vi dico come la penso altrimenti mi fregate! :-)) A parte gli scherzi, io credo che la chiarezza è sempre vincente, leggiamoci qualche testo del marxismo e spieghiamo perchè non ci vergogniamo a chiamarci comunisti e che l’Urss aveva adottato un sistema di capitalismo di stato e non realizzato il socialismo nè tantomeno il comunismo. Chi partecipa a questo forum, anche i più spaventati, sicuramente si convincerebbero che non c’è niente di male e di vergognoso a pronunciare la parola “comunismo”, anzi, bisognerebbe andarne fieri. E se i comunisti italiani hanno sbagliato e hanno creduto nel sistema staliniano è stato per eccesso di fede e un po’ per ignoranza,ma la maggior parte lo ha fatto in buona fede…
      Saluti
      Lucrezia

    48. Dott. Massimo Cogliandro,
      Novembre 19th, 2009 at 02:43

      Il “comunismo liberale” è il comunismo dell’autogestione sociale dei mezzi di produzione, cioè un comunismo fondato sulla totale libertà dei lavoratori-produttori.
      Non ha nulla a che vedere con il liberismo capitalista.
      Nel sistema del comunismo liberale ovviamente le imprese autogestite sono dotate di autonomia finanziaria e gestionale, altrimenti non si potrebbe parlare di autogestione…
      L’autogestione, quindi, in una società complessa può esistere solo come “socialismo di mercato”, in cui le imprese autogestite si fanno una certa concorrenza tra di loro.
      Questo mercato socialista per non generare squilibri deve essere armonizzato da un sistema di pianificazione autogestita, che abbia per protagonisti i lavoratori delle imprese autogestite, che si uniscono in “consorzi autogestiti”.

      Massimo

      Massimo

    49. Angelo,
      Dicembre 3rd, 2009 at 14:56

      Compagni, la lotta, ormai ridimensionata nel suo essere “battaglia”, ha trovato il suo perno nella forza dell’intellettualità e della presenza attiva..essere comunisti significa non rinunciare mai alla propria identità di “vita per il popolo”,ecco xchè, come sostiene il segretario Ferrero, bisogna allontanarsi dalle politiche “perbeniste” della sinistra moderata.. noi nn siamo moderati, noi siamo rivoluzionari e la nostra forza sta nella coesione di massa, nella riabilitazione del senso comune, nella propaganda dei nostri ideali, nella riedificazione della nostra storia.. mi sembra inutile parlare qui dei grandi miti del passato, ma credo sia necessario riportare alla luce le gesta di alcuni valorosi uomini ke hanno dato la vita x creare un’esistenza migliore ai loro popoli, i quali senza qsti insegnamenti non avrebbero ancora oggi compreso il significato di “RESISTENZA”: Lenin, Che Guevara, Sankara, Mao (x citarne alcuni). Difendiamo la nostra identità, come sta facendo il subcomandante Marcos con il suo popolo in Messico, difendiamo la nostra rinuncia al capitalismo, difendiamo il nostro “essere intellettuali”, perchè ad oggi è stato l’unico collante ke ci ha permesso di stare in piede, mentre gli altri sono caduti..

    50. Giuseppe Bellanova,
      Dicembre 6th, 2009 at 16:47

      Se la ricostruzione passa per la Federazione della sinistra, mi sta bene, ma colgo in questa il pericolo che come il defunto Arcobaleno serva solo a riciclare personaggi da poltrona per finanziare con le loro rimesse quel po’ di struttura che ci rimane.
      Un puro fatto di comune sopravvivenza che ci fa superare non tanto differenze ormai per lo più pretestuose, ma anche gli egoismi stratificati delle rispettive burocrazie interne.
      Certo, unire più “partitini” significa e non solo a livello nazionale trombare un bel po’ di segretari e amministratori e sostituirli spesso non con quelli più fedeli alla linea, ma con quelli più fedeli alle cordate più forti economicamente e organizzativamente. Con evidente nuovo esodo dei compagni migliori e più fedeli.
      Il caso Ferrando è esemplare: dentro il traditore Bertinotti che sdogana i fascisti visitandoli alla lro festa, fuori il coerente Ferrando che vota contro la guerra in Afganistan.
      E ora, dentro il “moderato” Salvi, stavolta con tutto il rispetto, ma ancora fuori Ferrando, che per quanto talvolta esageri nel suo schematismo dogmatico è certamente uno dei compagni più in linea con la Rifondazione delle origini.
      E coglie in Emila risultati importanti paragonabili ai nostri, pur non disponendo di una forte struttura.
      Invertire questa tendenza auto-distruttiva iniziata con la quasi sanata scissione cossuttiana e finita con l’insanabile tradimento Vendola è il compito non facile che ci attende.
      Parlare di sinistra è comunque come costruire la casa dal tetto. Senza le solide fondamenta di un Partito Comunista Rifondato, non si può costruire nulla.
      Questa fase confusa della federazione è solo a mio avviso un passaggio per attendere il pensionamento dei molti leader attuali e un passaggio meno traumatico al nuovo partito unico che non può essere altro che, nel nome e nella pratica, Rifondazione Comunista.
      Ciao,
      Giuseppe.

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