Rimettere al centro il lavoro
14 Novembre 2009
editoriale di Liberazione del 14 novembre 2009
Oggi saremo in piazza con i lavoratori e le lavoratrici che partecipano alla grande manifestazione indetta dalla Cgil per il lavoro, per il reddito e per richiedere provvedimenti efficaci contro la crisi. Si tratta di una iniziativa importante in quanto il governo sta continuando a produrre provvedimenti antioperai: attacco al contratto nazionale di lavoro, soldi per le banche, soldi per le imprese, scudi fiscali per mafiosi ed evasori , nulla per i lavoratori dipendenti e i pensionati .
Questa manifestazione non deve restare però un fatto isolato: la situazione è gravissima e per rovesciarla è necessario un deciso salto di qualità nella costruzione del conflitto. Non si può semplicemente ripetere la manifestazione del 4 aprile. Per sconfiggere la gestione padronale della crisi non basta difendersi : E’ necessario mettere il lavoro al centro dell’agenda politica e della lotta per la trasformazione sociale. Oggi la gente vive una drammatica centralità del lavoro che è centralità dello sfruttamento e della paura di perdita del posto di lavoro. Vi è una centralità oggettiva e negativa del lavoro a cui fa da contraltare una assoluta invisibilità del lavoro nell’immaginario collettivo e una derubricazione della questione del lavoro a fatto settoriale nella sinistra moderata. Per questo vogliamo costruire oggi in Italia una sinistra che abbia al centro del suo progetto politico la lotta allo sfruttamento e alla mercificazione del lavoro. Per questo stiamo costruendo la Federazione della sinistra di alternativa e la vogliamo costruire come federazione delle lavoratrici e dei lavoratori. Non basta però il piano politico.
E’ necessario proporre un piano per il lavoro e l’ambiente come nodo centrale attorno a cui organizzare e generalizzare il conflitto. In questi mesi siamo saliti su molti tetti e siamo convinti che occorre fare fino in fondo le lotte posto di lavoro per posto di lavoro. Oggi però è maturo un salto di qualità: è necessario coordinare le diverse fabbriche in crisi e costruire comitati contro la crisi in tutti i territori, aggregando anche coloro che hanno perso individualmente il posto di lavoro. Occorre rompere l’isolamento delle singole lotte e degli individui e far diventare il territorio il luogo della ricomposizione della classe. Occorre farlo con decisione e rompendo le divisioni tra fabbriche, categorie, tra Cgil e sindacalismo di base, tra sindacati e partiti disponibili ad impegnarsi. Dobbiamo costruire un grande movimento per il lavoro che non produca solo qualche manifestazione nazionale ma costruisca un movimento politico di massa nel paese. Così come occorre ricostruire una grande battaglia di democrazia sindacale che mentre rivendica il diritto al voto dei lavoratori sui suoi contratti, pratichi la democrazia dal basso.
Proponiamo quindi di costruire una vertenza nazionale per il lavoro e l’ambiente, articolata territorio per territorio a partire dai comitati contro la crisi che rivendichi reddito per occupati e disoccupati, lavoro, politiche industriali e di riconversione ambientale, intervento pubblico in economia. I liberismo ha fatto troppi danni, non basta più lamentarsi: Proponiamo un progetto su cui dare uno sbocco alle lotte di resistenza, per uscire da sinistra dalla crisi.
Temi: interventi |









Novembre 16th, 2009 at 10:47
“Il liberismo ha fatto troppi danni, non basta più lamentarsi: proponiamo un progetto su cui dare uno sbocco alle lotte di resistenza, per uscire da sinistra dalla crisi”. Così Ferrero, a conclusione del suo intervento. Una conclusione condivisibile, così come è condivisibile l’impianto complessivo che la sorregge: ripartire dalla realtà, dal basso, dai problemi concreti dei lavoratori, dei cittadini. Ricreare un rapporto diretto essendo e organizzando le lotte e il loro coordinamente, se capisco bene.
Oggi c’è una novità, ho appena intercettato un’agenzia che riporta parole della Bindi. Eccole:
“E’ una strada lunga, non scontata, ma il
Partito Democratico intende ricostruire il centrosinistra. I nostri interlocutori sono gli alleati di sempre, ma per le prossime Regionali abbiamo aperto un dialogo anche con l’Udc, di
cui conosciamo il peso elettorale, mentre non conosciamo il peso elettorale del nuovo movimento di Rutelli”. Rosy Bindi, presidente del Pd, intervenendo a “La Telefonata”, su Canale 5.
Hic rosa Hic salta
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
Novembre 16th, 2009 at 16:24
Mi auguro seriamente che i nostri partiti non intendano puntare all’alleanza col PD, già ho detto che non si fanno accordi con i partiti borghesi, è stato questo l’errore che ci ha ridotti così. Se anche tornassimo in parlamento finiremmo per essere quelli che acchiappano voti popolari per la borghesia. Così non abbiamo futuro. L’obiettivo deve essere costruire un soggetto comunista unico, cercando la collaborazione con Sinistra Critica, PCL, Alternativa Comunista, e tutti i gruppi comunisti anche non nati da scissioni di rifondazione.
Novembre 17th, 2009 at 11:44
Io non voterò mai più una coalizione di centro-sinistra che non risolva almeno 3 punti :
1) conflitto d’interessi
2) evasione fiscale
3) ritorno al proporzionale
Non la voterò neanche per mandare via Berlusconi.
Chi sia a dirigere il liberismo è una questione che mi è del tutto indifferente.
Novembre 17th, 2009 at 19:04
Caro Adriano, sono perfettamente in linea con quanto scrivi e anche con quanto ha scritto Francesco. I tuoi tre punti, però, mi sembrano appena sufficienti. Io al primo punto metterei -esigerei- l’esplicitiazione chiara della politica economica ed energetica che si intende seguire. Poi, a cascata la politica sociale, della scuola e dell’Università, della cultura, della scienza e della ricerca. Dobbiamo puntare alla ridefinizione del concetto politico di cittadinanza, per battere il razzismo, la xenofobia, l’omofobia e in generale l’avversione per l’altro da sé che sta attraversando la società. Dobbiamo battere l’economicismo, ciò che fa apparire i rapporti economici e sociali come naturali e insuperabili e relega le visioni che prospettano la possibilità di rapporti differenti al piano, quando va bene, della curiosità o dell’utopia. Qualche tempo fa dicevamo: un altro mondo è possibile, ma non basta prospettarlo, bisogna almeno riuscire a farlo presagire.
Un saluto a pugno chiuso
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!
Novembre 19th, 2009 at 10:12
Caro Massimiliano sono d’accordo con te ma i miei 3 punti erano solo il requisito minimo per votare un’aggregazione di centro-sinistra, non certo il massimo della vita !
Sul piano dell’utopia e della curiosità sfondi una porta aperta, ma c’è un problema , secondo me di fondo e cioè che i compagni non vogliono leggere né tantomeno studiare.
La militanza, quando va bene, è vista come fede , e un dirigente riesce a dire, senza vergognarsi, di essere un “politico di professione”….
Da me non si tengono da un anno attivi di circolo e questo perché chi “dirige” il partito non saprebbe su cosa indire un attivo se non sul tema di come fare la campagna elettorale.
La maggior parte vuole la “pappa pronta” e chi cerca di allargare il discorso diventa un “intellettuale”, parola che purtroppo anche nella sinistra , come nel peggior populismo, comincia ad essere usata in una accezione negativa.
In realtà nessuno sa perché debba esistere , e con quale visione strategica , un partito comunista e se poni la questione il massimo che ti viene risposto è : “il comunismo è il movimento reale che abolisce lo stato presente”….
Pessimista ? Forse. Io per non perdere tempo ho scelto di rintanarmi a studiare sperando di capirci qualcosa e poter essere utile in futuro.
ciao compagno.
Novembre 20th, 2009 at 22:25
@Adriano
Ahi ahi, amico! Leggendo il tuo ultimo post mi pareva proprio di vedere il mio circolo!
A giudicare dalla situazione complessiva verrebbe da pensare che un po’ dappertutto il partito navighi in acque simili. Speriamo di sbagliarci, ma mi pare che l’inerzia più totale la faccia da padrona.
Novembre 22nd, 2009 at 19:31
Cari adriano e Alessandro,
posso assicurarvi, se ce ne fosse bisogno, che i miei occhi vedono esattamente le stesse cose: apatia, afasia, pressapochismo etc. Eppure da questo blog emerge anche la presenza forte di compagni con una visione piuttosto chiara della situazione (vedi ad es. la questione Pd: oltre qualche personaggio che intende la politica come attività volta esclusivamente al momento elettoralistico, la maggior parte di quelli in grado di pensare sanno bene che con il Pd dobbiamo combattere una battaglia vitale, non solo per il partito, ma per la difesa dei lavoratori, dei beni comuni, della cittadinanza, della natura e della stessa democrazia. In uno dei suoi ultimi interventi riportati in questo blog, Ferrero si domanda se il Pd sia in confusione. Per me -e l’ho scritto- non è affatto in confusione e sa bene ciò che ha fatto e fa. Più che in confusione, il Pd è fonte di confusione. Una gran cagnara molto pericolosa per noi, per la nostra esistenza).
Scontiamo anni di inattività, di deriva politicista e abbiamo perso credibilità nei luoghi fondamentali del conflitto sociale: su questo il lavoro di Ferrero è encomiabile, ma dobbiamo fare di più. Il prossimo venerdì il mio circolo ha organizzato una riunione degli iscritti e della lista con la quale ci siamo presentati -da soli- alle ultime comunali. Una riunione che arriva con molto ritardo, ma meglio tardi che mai. Andrò a dire che dobbiamo darci una ‘mossa’; che la politica dobbiamo riportarla nella Polis pena la nostra inutilità; che l’unico modo di ripartire consiste nel tessere la tela nel mondo reale e che gli architetti della politica hanno fatto il loro tempo. Del resto, sono o non sono tempi di lotte questi? Se non siamo nelle lotte, se non le organizziamo, se non le mettiamo in comunicazione che comunisti siamo e in cosa dovrebbe consistere la nostra attività? E’ solo da qui che si riparte. Dalla società, dalla gente, dalla nostra classe di riferimento: le altre vie le lasciamo a Vendola&Co.
Un saluto a pugno chiuso
HASTA LA VICTORIA SIEMPRE!